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Amarone – uno dei più preziosi vini rossi d’italia

  • Tipo di escursione: enogastronomica
  • Durata: 2-5 ore
  • Costo: 60 Euro/ora

*Il costo della degustazione e della macchina non è incluso

La storia della produzione del vino nelle colline della Valpolicella e il suo profondo legame tra la vite e il territorio circostante affondano le radici nell’antichità.

Il nome “Valpolicella” deriva dal greco e dal latino “Vallis-polis-cellae”, la “Valle dalle molte cantine”; su queste terre, infatti, il vino fu prodotto già dai padri Arusnati, gli avi degli Etruschi. Questo popolo, nel III secolo A.C., colonizzò una regione sotto il nome “Pagus Arusnatium”, con centro amministrativo a Fumane, dove fecero crescere rigogliose sia le vigne che gli olivi.

L’anima vignaiola degli abitanti della valle si formò con i primi insediamenti Romani, che per produrre il vino, usarono la tecnica di appassimento dell’uva, tecnica straordinaria che sopravvive ancora oggi. Una valle antica, solcata nella storia da mari, torrenti e piccoli vulcani.

Dai tempi dei romani il vino prodotto per primo e sicuramente il più amato fu il Recioto, famoso come Retico oppure Acinatico, e questo vino incontrò particolarmente i gusti dell’Imperatore Augusto.

La più bella lode del vino veronese fu quella scritta nel V secolo d.C. da Cassiodoro, ministro di Teodorico, re germanico-barbarico, molto legato alla città di Verona; in una famosa lettera egli descrisse un vino ottenuto con una speciale tecnica di appassimento delle uve e lo definì con il nome Acinatico,  descrivendolo come “mosto invernale, freddo sangue dell’uve, liquor sanguigno, porpora bevibile, violato nettare”.

Gli amanti del buon vino sicuramente avranno già sentito parlare di vini come l’Amarone di Valpolicella Classico, il Ripasso e il Recioto, che vengono prodotti nei cinque comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano. In questo splendido territorio collinare, considerato come uno dei più belli, si produce il più importante tipo d’uva nella Valpolicella, cioè la  Corvina. Nell’uvaggio la Corvina viene usata per il 45%-95%, aggiunge struttura, corpo, ed è l’ideale per il processo di appassimento; è particolarmente ricca di tannini, dona al vino un colore rosso rubino intenso con delle sfumature viola e un fresco aroma di ciliegia con delle note di mandorla.

Il Corvinone è un altro tipo d’uva importante, per molto tempo ritenuto il clone della Corvina, ma nel 1993, grazie a studi genetici, è stato individuato come varietà con un genotipo a sé stante. Il Corvinone è ricco di tannini, dona al vino struttura e un intenso colore granato, ha l’acino più grande e la buccia più spessa. Altri tipi d’uva vengono aggiunte in percentuali minori  nella produzione dei vini della Valpolicella, come la Rondinella, l’Oseleta, la Molinara, la Negrara, la Croatina, il Sangiovese, la Barbera, la Rossignola.

L’Amarone  è considerato uno dei migliori e più prestigiosi vini Italiani, con un intenso aroma di ciliegia, di lamponi, di ribes rosso, di tabacco, di spezie, con note di mandorla e di cioccolato amaro. Amarone significa “amaro”, e l’hanno chiamato così per paragonarlo con il dolce vino Recioto, quindi se il vino prodotto non è dolce, allora è amaro.

Il poeta veronese Berto Barbarani, nel 1906, scrisse: “Come elogiare le virtù di questo vino che il colore delle albe e dei tramonti, che è saggio ed eloquente…, lirico…, malinconico…, arguto…”.

Nell’Ottocento Giuseppe Berretta, scrittore veronese, citando il Recioto disse: “Da queste rive io più non parto. Qui si distilla un balsamo dolce, potabile che i nervi e viscere d’ogni antichissimo male acerbissimo presto delibera…”.

Giuseppe Silvestri, storico veronese, fece una descrizione della Valpolicella, in questi termini: “Non lo splendore del paesaggio, non gli eventi della storia, non i monumenti dell’arte, non i canti dei poeti, ha servito a render nota la Valpolicella quanto il suo prodotto tipico: il vino”.

Ci vediamo in Valpolicella,
la vostra guida Kristina.
Kristina - firma